Il divieto di mandato imperativo, detto al contrario principio del libero mandato, fa si che l’eletto riceva un mandato generale dai suoi ele

ttori, in virtù del quale non ha alcun impegno giuridicamente vincolante nei loro confronti; questi possono solo non rieleggerlo, come sanzione a fine mandato. Così viene a manifestarsi la valutazione dell’elettorato sul candidato votato ed eletto, come abbiamo assistito, anche se non molto spesso purtroppo.

Il divieto di mandato imperativo era sancito anche dallo Statuto Albertino, tant’è che all’art. 41 recitava “I Deputati rappresentano la Nazione in generale, e non le sole provincie in cui furono eletti. Nessun mandato imperativo può loro darsi dagli Elettori”, ed è stato confermato dall’art. 67 della Costituzione italiana: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.

Quello a cui stiamo assistendo oggi, con il tentativo di elaborazione di un “contratto di governo” tra Salvini e Di Maio ovvero tra Lega e Cinque Stelle, è la trasformazione di un mandato elettorale in mandato di diritto privato ex art. 1703 e seguenti c.c., per giunta nelle forma notarili, ma senza che ciò possa assurgere a valenza pubblicistica, come potrebbe essere l’acquisto di una casa (gli atti in tale forma sono espressamente previsti dal nostro ordinamento). Stanno in sostanza privatizzando un mandato politico, traducendolo in un mandato civilistico. Un rapporto di rappresentanza analogo a quello privatistico era ciò che accadeva nelle assemblee rappresentative dell’Ancien Régime, altro che innovazione in campo politico!

Infatti, il mandato elettorale, che è una forma di rappresentanza particolare, non è un mandato giuridico, ma politico e fiduciario, che tale è e deve restare e che niente deve avere a che fare col mondo giuridico (è chiaro l’art. 67 Cost.: “… senza vincolo di mandato.”).
Quando si parla di elettorato passivo e attivo si parla di rapporto verticale, cioè di rapporto fra eletto ed elettore. Il divieto di mandato imperativo però si estende anche e non solo tra eletti e partito di appartenenza, c.d. rapporto orizzontale, ma a maggior ragione anche tra partiti diversi (la storia ci insegna persino tra partiti di una stessa coalizione!).

E’ un principio che, rientrato specificatamente nella Parte II “Ordinamento della Repubblica” – Titolo I “Il Parlamento” – Sezione I “Le Camere” del testo costituzionale, costituisce una garanzia, una guarentigia a tutela dei membri eletti, i quali rappresentano tutta la Nazione, motivo e ragione dell’esistenza proprio di questo divieto. Pertanto, non solo l’eletto non può vincolarsi agli elettori dal punto di vista giuridico, ma anche al suo partito politico. Tanto meno lo potrebbero due forze politiche tra loro. E’ un principio democratico!

Pretendere di tenere in scacco un parlamentare o una forza politica con un contratto non corrisponde necessariamente a fare del bene al Paese e a fare gli interessi dei cittadini. Inoltre, proprio per l’infondatezza e persino illegittimità di tale contratto, nessun obbligo politico o tanto meno giuridico potrà ricondursi in capo ai firmatari di detto contratto, ovvero nessuna ripercussione si avrà in caso di loro inadempimento, nessun potrà dirgli nulla.

Stanno quindi oggi facendo aspettare il Paese e le sue Istituzioni, sulla base di un accordo del quale non risponderanno, né potranno essere chiamati a rispondere.

Sul punto, a proposito del cambiamento e del nuovo che avanza, proprio perché non si sono inventati nulla di nuovo: tanto valeva fare il verso a “Il contratto con gli italiani” di Berlusconi, se si voleva buttarla sul consenso, meglio se televisivo. E poi, a proposito di consenso, i pentastellati chiederanno l’approvazione di detto contratto ai loro iscritti e a coloro che bazzicano il loro sito, che non sono propriamente e necessariamente i loro elettori, quindi di che impegno o accordo stiamo parlando? Dove sono i mandanti e i mandatari?

Da notare che non c’è un Titolo o una Sezione nella Carta costituzionale dedicata al “Governo” e che Salvini e Di Maio sono parlamentari eletti, perciò diretti interessati dall’art. 67 Cost..

E per concludere una curiosità che certo non nobilita la pratica dell’epurazione tanto cara alla Casaleggio Associati:

Nei sistemi costituzionali contemporanei il vincolo di mandato attualmente vige nei regimi totalitari. In Portogallo, a Panama, in Bangladesh e in India è prevista una decadenza automatica per il parlamentare che cambia gruppo politico e non un vero e proprio mandato imperativo.

Ecco spiegato il tutto.
Ciascuno tragga le proprie considerazioni a riguardo!

Meditate gente, meditate…

2018-05-17T13:11:15+00:00
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